2 Giugno 2018

Carissimi grazie per aver scelto di essere qui in questa giornata importante per il nostro Paese. In questo stesso giorno di 72 anni fa i cittadini, le donne per la prima volta, scelsero, dopo un lungo periodo di sofferenza e di mortificazione, oltre che di guerra fratricida e di fame, l’ordinamento Repubblicano.

Negli stessi giorni queste stesse donne e questi stessi uomini furono anche chiamati a eleggere l’Assemblea Costituente formata da 556 deputati di tutte le formazioni politiche eletti con sistema proporzionale puro. Tra questi 556 fu votata una Commissione composta da 75 commissari incaricati di stendere il progetto generale della carta costituzionale e a sua volta, tale Commissione si suddivise in tre sottocommissioni: diritti e doveri dei cittadini (presieduta da Umberto Tupini della DC), organizzazione costituzionale dello Stato (presieduta da Umberto Terracini del PCI) e rapporti economici e sociali (presieduta da Gustavo Ghidini del PSI).

Il testo definitivo fu approvato il 22 dicembre 1947 con 458 voti favorevoli, 62 contrari e nessun astenuto, su di un totale di 520 votanti. La maggioranza che elaborò e votò la Costituzione fu il frutto di un compromesso tra la sinistra e i cattolici sui principi fondamentali, anche se i liberali esercitarono un’influenza decisiva sui meccanismi istituzionali e in particolare la separazione dei poteri. La Costituzione venne, infine, promulgata il 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

Anche allora, come oggi, non vi era un partito predominante anzi e la frammentazione era caratteristica di una pluralità di visioni della società che erano connaturate alla crescita culturale di un paese rimasto, per più di un ventennio, orfano della libertà di espressione. Nonostante ciò, chi rappresentava quelle pluralità di pensiero aveva ben in mente tutta la storia e la sofferenza patita in quegli anni e tutta la voglia di trovare la strada comune per una doverosa rinascita del paese.

Cito Piero Calamandrei, uno dei padri costituenti ma soprattutto avvocato, politico e accademico, nonché uno dei fondatori del Partito d’Azione, in un suo discorso sulla costituzione davanti a una platea di giovani universitari diceva:

“Dietro ogni articolo della Costituzione, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.”

Da questa frase si può comprendere l’intensità e la profondità d’animo dei costituenti nel cercare di mettere, nero su bianco, tutti quei valori fondamentali e caratteristici di quelle pluralità di visione e d’idealità sopra richiamate che dovevano essere lo sfondo di una nuova convivenza sociale. La magna carta nella quale rendere manifesto e accompagnare lo sviluppo di una società libera e democratica, capace di autodeterminarsi e di svilupparsi contro ogni prevaricazione, e inoltre contenesse meccanismi di garanzia e di tutela contro ogni manipolazione di parte.

Se le persone, a cui era stato affidato un compito così importante, si caratterizzavano indubbiamente per la loro integrità valoriale ed erano capaci, se pur in un momento di povertà materiale, di parole ferme e piene di sostanza e di coerenza proprie del loro vissuto, oggi ci troviamo di fronte ad una classe politica urlante ma culturalmente povera, sostanzialmente effimera e irrispettosa.
La pseudo trasparenza politica gridata nella piazze con forza, in rappresentanza del popolo sovrano, è spesso messa in dubbio, nel giro di un soffio di vento, da atteggiamenti e dichiarazioni incongruenti e irrispettosi delle istituzioni, delle regole democratiche, della costituzione e delle persone da esse rappresentate e in particolare dimenticano il rispetto costituzionalmente dovuto al Presidente della Repubblica e alle prerogative a esso assegnate dall’art. 92 dalla costituzione.

costituzione italiana

Chi oggi ha pensato di organizzare raccolte di firme per una diversa costruzione dell’ordinamento della Repubblica è fuori dalla Costituzione, è oltre le regole democratiche. Chi mio collega ha pensato di togliere l’immagine del Presidente della Repubblica o addirittura di non indossare la fascia in un giorno come questo compie un atto grave e si dimentica che L’art. 1 recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” e tra le forme previste dalla costituzione è espressamente previsto che il Presidente della Repubblica sia garante della nazione e possa intervenire nel processo di formazione del governo così come è avvenuto da 70 anni a oggi.

Noi siamo italiani e non di altri popoli, fieri di essere Italiani nonostante le nostre povertà e fragilità. Se non vogliamo essere sudditi di nessuno, non dobbiamo scimmiottare l’ordinamento di altri, tantomeno di modelli pseudo democratici di paesi limitrofi all’Europa, apparentemente forti ma, come dimostrato dai fatti e dagli omicidi, privi di libertà e di democrazia.

In questo siano importanti le parole che usiamo, perché le “parole” hanno un ben preciso significato e sono spesso lo specchio della coerenza e della trasparenza dell’animo umano. Purtroppo molta parte dell’opinione pubblica ha ormai dimenticato tale significato e su molti giornali notiamo espressioni a dir poco becere, spesso offensive e oltre il rispetto della persona, che rischiano di aumentare l’odio e la destabilizzazione di menti già fragili come si è visto in questi giorni nelle divulgazioni postate sui social.

Vigiliamo perché oltre certi limiti non c’è ritorno e questo paese in passato ne ha già provato le vergognose conseguenze.

Chiudo rivolgendomi a tutti, ma soprattutto ai ragazzi del CCR e ai giovani qui presenti, ricordando le parole del Presidente Sandro Pertini, che questa piazza abbiamo voluto dedicare perché ritenuto uomo integro e integerrimo, anche lui tra i padri costituenti di questo paese, e che oggi vogliamo onorare sopratutto nel ricordo del 70° anno della promulgazione della Carta Costituzionale:

“È meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature.”

Viva l’Italia viva la Costituzione.